Mar. Apr 16th, 2024
culo

Mi chiamo Marco, lavoro in una grande azienda toscana come responsabile del settore marketing, ma da bambino sognavo di diventare giornalista. Per qualche anno ho scritto per alcune riviste di tiratura nazionale, ma l’instabilità di questa professione mi ha portato a prendere in considerazione altre opportunità professionali.

E nel mondo del marketing, sfruttando anche le capacità comunicative di cui dispongo, ho trovato quel giusto appagamento. Finalmente sono state valorizzate e riconosciute le mie doti, che nel mondo del giornalismo, talvolta naif e zeppo di raccomandati, non mi sono state riconosciute solo perché non avevo alcun “santo protettore”.

Vivo nella provincia aretina, in una splendida zona della Valdichiana. Un posto meraviglioso, in grado di regalare paesaggi mozzafiato, non per niente meta turistica appetita da persone provenienti da ogni angolo del pianeta.  Non mi staccherei mai dalla mia terra, quando il lavoro mi porta lontano sento terribilmente la mancanza della mia valle. Ma sono attratto  dalla mentalità aperta delle grandi città.

Firenze, bella e peccaminosa

Quando posso, quindi, mi reco a Firenze, autentico punto di riferimento culturale della mia splendida Toscana. La amo. E diversamente, non può essere. Chiunque visiti Firenze non può che restare ammirato dalle infinite bellezze che offre, ancor più coinvolgenti ed ammalianti al calar della sera. Non di rado, di conseguenza, mi reco nella “culla del rinascimento” per trascorrere delle piacevoli serate.

A Firenze, d’altro canto, le opportunità per trascorrere dei momenti di svago, relax e spensieratezza non mancano di certo, grazie anche alla presenza di turisti o lavoratori fuori sede. Da buon amante della “bella vita” faccio spesso tappa in riva all’Arno, anche per appagare i miei desideri più reconditi.

Di fatto, sono single da sempre. Una relazione di tre anni poco più che ventenne. Poi capii, definitivamente, che la vita di coppia non faceva al caso mio. Troppo forte il desiderio di assaporare il gusto proibito del sesso con donne differenti. Troppo intensa la voglia di sperimentare. Troppo verace, lo ammetto, la necessità di appagare il mio ego: piacere mi infonde un’autostima immensa.

Sabrina, tedesca dalla passionalità latina

Effettuo incontri Firenze ormai da svariati anni, ma uno, più d’altri, è ancora fervido e vivo nella mia mente, nonostante siano passati ormai nove mesi ed abbia fatto sesso con molte altre donne nel capoluogo toscano. Sabrina era una donna tedesca della zona della Ruhr, non certo tra le migliori, esteticamente parlando, del territorio tedesco, anche se fa della passionalità un tratto caratteristico dei propri abitanti.

E anche Sabrina, al pari dei propri corregionali, aveva questa dote. Ed era bella. Bella da morire. Trent’anni. Occhi chiari incastonati in uno sguardo interessante e birichino, ben lontano dallo stereotipo della “freddezza” tedesca. Capelli biondi lunghi e fluenti, le punte sfioravano un lato B spettacolare, tonificato sapientemente tramite costante attività fisica.

A Firenze si era trasferita dopo essersi laureata in Economia, con il massimo dei voti, nella natia Germania. Si era innamorata di Emilio, un ragazzo siciliano non avvenente, in sovrappeso, che l’aveva conquistata grazie ad una parlantina fluida. Ma dopo due anni di chiacchiere, e pochi fatti, Sabrina decise di mollarlo: a letto non ci sapeva fare, non la faceva godere.

Quel drink in zona Ponte Vecchio

Stanca di cornificare di nascosto, optò per una vita all’insegna della libertà, desiderosa di godere pienamente la sua sessualità. Non si fece mancare nulla: dalle orge agli incontri bisex, passando per appuntamenti a sfondo sessuale in posti insoliti e rischiosi. Non ne aveva mai abbastanza. Era curiosa. Desiderava sempre provare nuove mazze dure e turgide, pronte ad appagare la sua infinita voglia di assaporare il prezioso nettare bianco.

Il suo annuncio amatoriale mi colpì immediatamente: trasudava voglia di pene in ogni singola parola. La contattai immediatamente, non poteva sfuggirmi. Ci incontrammo a Ponte Vecchio. Bevemmo un drink in un locale alla moda della zona del centro, il feeling scattò subito. I nostri sguardi. Le sue pupille dilatate. Forse anche le mie. Di sicuro il mio pacco era già gonfio: Sabrina lo notò immediatamente.

La portai in un albergo poco fuori dal centro, con vasca idromassaggio. Le nostre lingue si incrociarono, un bacio passionale e intenso come di rado mi è capitato in vita mia. Mentre limonavamo, ci spogliammo: sentire la sua pelle vellutata sulla mia, fu una sensazione celestiale. Accolse il mio cazzo duro nella sua bocca calda e vogliosa, regalandomi un pompino come mai aveva mai provato in vita mia. Alla faccia della glacialità teutonica.

A letto con Sabrina: esperienza indimenticabile

Era un’autentica assatanata. Mi implorò di schiaffeggiarla con il mio strumento di piacere. Seguirono cinque minuti nella mia posizione preferita, il 69.. Era bagnata come una fontana. Aveva troppo voglia di essere penetrata, mi implorò ripetutamente di farlo. Non esitati nel soddisfarla. Godeva. Ansimava. Volevo maledettamente incularla. Fece qualche rimostranza, ma alla fine acconsentì.

Quel culo. Quel culo tonico e accogliente fu mio. E anche Sabrina, dopo i primi momenti certamente non piacevoli, era felice di essere inculata. Il turpiloquio raggiunse vette elevate. Ero ormai pronto per venire. Pose il suo viso, da autentica troia, dinanzi al mio pene. Prese il mio pene, ancora turgido, in mano e mi fece capitolare con una sega, ricoprendo il suo viso del mio sperma. Pulì il cazzo con gusto e dovizia.

Facemmo una doccia e poi, appagati i nostri istinti, ci congediamo. Speravo fosse un arrivederci. Fu un addio, invece. Ma non porto rancore, fa parte delle regole del gioco. E Sabrina, ahimè, di questo gioco può condurre le danze, scegliere quando, come e con chi saziare la sua voglia di sesso. In cuor mio non l’ho mai scordata. E spero, sempre, di poterla possedere. Anche solo un’ora. Un’ultima volta.

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